Slogan: diritto d’autore e sviluppo su commissione

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La Corte di Cassazione con una recente sentenza (n. 13171 del 24.06.2016) ha preso posizione in merito a tre questioni fondamentali inerenti al diritto d’autore.

Nel caso in oggetto un professionista agiva contro la FIAT in relazione ai diritti sullo slogan “you are, we car” ideato dal professionista stesso su commissione di un’agenzia di pubblicità e poi adottato da FIAT per pubblicizzare i propri prodotti.

Nel giudizio la Corte di Cassazione per prima cosa ha ritenuto che l’ideazione dello slogan costituisca opera creativa tutelabile in base alla legge sul diritto d’autore e questo elemento risulta di forte rilevanza.

La seconda questione presa in esame è il rapporto tra committente e gli autori di marchi, slogan, loghi che nel tempo è sempre stato oggetto di molti dibattiti e in tal caso la Corte ha affermato che in caso di contratto d’opera il committente acquista il diritto di sfruttamento economico dell’opera creata in modo automatico, senza bisogno che vi sia un vero e proprio atto di trasferimento.

In particolare la Corte considera che l’art. 110 sulla Legge del Diritto d’Autore non sia applicabile nei casi in cui “il committente abbia acquistato, a titolo originario, diritti di utilizzazione economica dell’opera, per effetto ed in esecuzione di un contratto (in forma libera) di prestazione d’opera intellettuale concluso con l’autore (v. cass. n. 1938 del 1963), coerentemente con il fatto che tale contratto implica il trasferimento dei diritti di sfruttamento economico pertinenti al suo oggetto e alle sue finalità.”

In sostanza la Corte considera che in caso di sviluppo su commissione non si ravvisa un trasferimento dei diritti di utilizzazione economica dell’opera, nel senso considerato dall’art. 110, “ma l’esecuzione di un contratto d’opera professionale che ha consentito all’opera di venire alla luce, con la sua originalità e proteggibilità, e di essere acquisita in via originaria al patrimonio del committente, il quale era legittimato ad utilizzarla economicamente per gli scopi pubblicitari che erano stati concordati”

Infine La Corte di Cassazione ha affermato che “la determinazione del compenso non costituisce elemento essenziale del contratto d’opera professionale, non essendovi in effetti alcuna presunzione di onerosità”. Secondo la Corte quindi un contratto di prestazione d’opera gratuito è quindi idoneo a traferire i diritti di sfruttamento economico dell’opera a favore del committente.

Caso BMW Diritto d’autore e video pubblicitari: Nei video pubblicitari di una certa non è consentito eliminare il nome dell’autore in coda al filmato senza il suo consenso.

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La Sezione Specializzata in Proprietà Industriale del Tribunale di Milano lo scorso 7 giugno ha emesso una nuova sentenza in relazione ai diritti di utilizzazione di alcuni filmati pubblicitari fatti realizzare dalla BMW Italia S.p.A.

La vertenza era stata avviata dalla società produttrice dei video e dall’autore dei medesimi, che ritenevano che i video da essi realizzati su commissione di BMW fossero stati modificati e diffusi su internet senza la loro autorizzazione e lamentavano anche il fatto che dal video fossero stati eliminati i loro nomi in lesione dei loro diritti morali, e chiedevano pertanto a BMW il risarcimento del danno.

BMW dal canto suo affermava di aver acquisiti i diritti di sfruttamento economico dei video e citando una sentenza precedendone faceva presente che nei video pubblicitari l’obbligo all’indicazione dei nomi degli autori viene meno a causa della natura e della durata limitata dei video stessi.

Nella sentenza il Tribunale ha stabilito innanzitutto che la BMW aveva commissionato la realizzazione dei filmati, e che tali accordi dovessero essere ricondotti al tipo contrattuale dell’appalto, secondo il quale l’appaltante acquista i diritti patrimoniali di proprietà intellettuale relativi all’opera dell’ingegno commissionata.

Dal momento che gli accordi fra le parti erano conclusi oralmente, i giudici hanno preso in esame le fatture relative ai filmati, dalle quali risultava chiaramente il riferimento alla cessione dei diritti e alla divulgazione dei video via internet, pertanto i giudici hanno riconosciuto che la BMW aveva acquisito pieni diritti di sfruttamento economico delle opere, anche su internet.

Il tribunale ha inoltre stabilito che la BMW possedeva il legittimo diritto alla modifica dei filmati, in quanto la legge sul diritto d’autore consente al titolare dei diritti d’uso sull’opera pubblicitaria la rielaborazione dell’opera al fine di renderla fruibile agli utenti secondo le modalità adatte a ciascun mezzo di comunicazione, a condizione che le modifiche non pregiudichino l’onore e la reputazione dell’autore.

Alla luce di quanto precede, la sentenza rigetta le pretese attoree di risarcimento del danno per l’utilizzo dei video su internet e la modifica degli stessi.

In relazione invece alla violazione dei diritti morali degli autori derivanti dall’omissione del nome degli Autori i Giudici riconoscono invece le ragioni degli autori stessi.

I Giudici rilevano infatti delle significative differenze rispetto ai precedenti giurisprudenziali e in particolare rileva che la lunghezza dei video di 7-10 minuti era tale da consentirne l’inserimento senza problematiche tecniche.

La BMW viene quindi condannata al risarcimento del danno conseguente alla violazione dei diritti morali (pari a 1/3 del prezzo dei video), e la stessa BMW viene inibita dal pubblicare i video per intero senza la menzione dell’autore