Il preuso di un marchio e la registrazione posteriore: due recenti sentenze di grande interesse in relazione alla portata protettiva e alla valenza della ragione sociale o nome ditta

La Corte di Giustizia Europea con Sentenza C-598/14 del 5 aprile 2017 in relazione all’azione nullità mossa dall’azienda Forge de Laguiole verso il marchio LAGUIOLE del sig. Szajner sulla base del pruso della denominazione sociale Forge de Laguiole conferma la sentenza del Tribunale, rilevando quanto segue:

… Nella valutazione della protezione della denominazione di una società da parte del diritto nazionale di uno Stato membro, il Tribunale deve applicare le norme del diritto nazionale come interpretate dai giudici nazionali alla data in cui emette la propria decisione. ….. (omissis)  ……. Ne consegue che il Tribunale ha correttamente concluso che, conformemente al diritto francese applicabile in materia, la protezione di cui può avvalersi la Forge de Laguiole a titolo della sua denominazione sociale è valida unicamente per le attività effettivamente esercitate da tale impresa.

 … Il Tribunale ha correttamente determinato le attività effettivamente esercitate dalla Forge de Laguiole e ha quindi giustamente limitato l’annullamento del marchio LAGUIOLE ai prodotti riconducibili a tali attività (vale a dire i prodotti rientranti in determinati settori, quali la coltelleria e le posate).

Il Tribunale dell’Unione Europea ha accolto parzialmente il ricorso annullando la decisione nella parte in cui l’EUIPO aveva accertato l’esistenza di un rischio di confusione tra la denominazione sociale “Forge de Laguiole” ed il marchio LAGUIOLE per i prodotti diversi da quelli corrispondenti alle attività effettivamente esercitate sotto detta denominazione sociale alla data della domanda di registrazione del marchio contestato.

In conclusione la denominazione sociale e la tutela da essa derivante nei confronti di marchi successivi deve ritenersi limitata alle attività realmente svolte dalla società stessa e non deve essere estesa a quanto indicato nell’oggetto sociale della stessa.

Sempre in relazione al nome ditta la corte di Cassazione con sentenza 9968/2017 del 20 aprile chiariva l’applicabilità dell’istituto della convalidazione del marchio in relazione alla tolleranza dell’uso della ditta o dominazione sociale.

… Secondo l’insegnamento di questa Corte, un’impresa può bensì inserire nella propria ditta una parola che già faccia parte del marchio di cui sia titolare altra impresa, anche quando entrambe operino nello stesso mercato, ma non è lecito che utilizzi quella parola anche come marchio (Cass. 22350 del 2015). Nella specie, la ricorrente sembra confondere tra ditta e marchio, perché l’eventuale tolleranza dell’uso della ditta o dominazione sociale SOFRA, non significa tolleranza nell’uso dello stesso segno come marchio: dunque non potrebbe esservi convalidazione del marchio.

 … Il giudice a quo, con motivazione adeguata, priva di errori di diritto, sostiene che l’affermazione della SOPRAN s.p.a., contenuta nella comparsa di costituzione in primo grado, circa la sua conoscenza dell’esistenza dell’azienda SOFRA, non dimostra che essa fosse a conoscenza anche del marchio SOFRA, essendo la predetta affermazione totalmente generica. Né si pone questione sul rapporto tra preuso e registrazione, in quanto la ricorrente non deduce di aver registrato una propria ditta SOFRA prima della registrazione del marchio o della ditta SOPRAN. Va in ogni caso osservato che la più recente giurisprudenza di questa Corte (al riguardo, Cass. n. 26498 del 2013) afferma l’inapplicabilità ai marchi di fatto posteriori a marchi anteriori registrati o di fatto dell’istituto della convalidazione..

 In conclusione la tolleranza nell’uso all’interno di una ditta o ragione sociale del proprio marchio non significa un’automatica tolleranza nell’uso dello stesso segno come marchio pertanto la conoscenza e tolleranza nell’uso di una ragione sociale non comporta una convalidazione del marchio.

 

Caso BMW Diritto d’autore e video pubblicitari: Nei video pubblicitari di una certa non è consentito eliminare il nome dell’autore in coda al filmato senza il suo consenso.

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La Sezione Specializzata in Proprietà Industriale del Tribunale di Milano lo scorso 7 giugno ha emesso una nuova sentenza in relazione ai diritti di utilizzazione di alcuni filmati pubblicitari fatti realizzare dalla BMW Italia S.p.A.

La vertenza era stata avviata dalla società produttrice dei video e dall’autore dei medesimi, che ritenevano che i video da essi realizzati su commissione di BMW fossero stati modificati e diffusi su internet senza la loro autorizzazione e lamentavano anche il fatto che dal video fossero stati eliminati i loro nomi in lesione dei loro diritti morali, e chiedevano pertanto a BMW il risarcimento del danno.

BMW dal canto suo affermava di aver acquisiti i diritti di sfruttamento economico dei video e citando una sentenza precedendone faceva presente che nei video pubblicitari l’obbligo all’indicazione dei nomi degli autori viene meno a causa della natura e della durata limitata dei video stessi.

Nella sentenza il Tribunale ha stabilito innanzitutto che la BMW aveva commissionato la realizzazione dei filmati, e che tali accordi dovessero essere ricondotti al tipo contrattuale dell’appalto, secondo il quale l’appaltante acquista i diritti patrimoniali di proprietà intellettuale relativi all’opera dell’ingegno commissionata.

Dal momento che gli accordi fra le parti erano conclusi oralmente, i giudici hanno preso in esame le fatture relative ai filmati, dalle quali risultava chiaramente il riferimento alla cessione dei diritti e alla divulgazione dei video via internet, pertanto i giudici hanno riconosciuto che la BMW aveva acquisito pieni diritti di sfruttamento economico delle opere, anche su internet.

Il tribunale ha inoltre stabilito che la BMW possedeva il legittimo diritto alla modifica dei filmati, in quanto la legge sul diritto d’autore consente al titolare dei diritti d’uso sull’opera pubblicitaria la rielaborazione dell’opera al fine di renderla fruibile agli utenti secondo le modalità adatte a ciascun mezzo di comunicazione, a condizione che le modifiche non pregiudichino l’onore e la reputazione dell’autore.

Alla luce di quanto precede, la sentenza rigetta le pretese attoree di risarcimento del danno per l’utilizzo dei video su internet e la modifica degli stessi.

In relazione invece alla violazione dei diritti morali degli autori derivanti dall’omissione del nome degli Autori i Giudici riconoscono invece le ragioni degli autori stessi.

I Giudici rilevano infatti delle significative differenze rispetto ai precedenti giurisprudenziali e in particolare rileva che la lunghezza dei video di 7-10 minuti era tale da consentirne l’inserimento senza problematiche tecniche.

La BMW viene quindi condannata al risarcimento del danno conseguente alla violazione dei diritti morali (pari a 1/3 del prezzo dei video), e la stessa BMW viene inibita dal pubblicare i video per intero senza la menzione dell’autore

DesignEuropa Awards: riconoscimento alle imprese che hanno puntato la loro attività su Design registrati

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L’EUIPO ha confermato che la prima edizione dei DesignEuropa Awards si svolgerà a il 30 novembre 2016 Milano.

I DesignEuropa Awards sono destinati a imprese che hanno usato e impiegano un Design Comunitario Registrato in modo proficuo. I premi sono incentrati sul disegno o modello comunitario registrato in quanto tale.

I vincitori di tutte le categorie riceveranno un trofeo appositamente commissionato per DesignEuropa Awards e compariranno in materiale promozionale e destinato alla stampa dopo la cerimonia. L’EUIPO si farà carico delle spese di viaggio e alloggio dei finalisti.

Per quanto sopra la partecipazione a tale concorso potrebbe dare all’azienda una forte visibilità e un riconoscimento importante che potrà essere una buona leva di marketing.

Le sezioni del premio sono due e una per le industrie uno per le imprese piccole ed emergenti.

Il termine per la presentazione dei contributi è il 15 luglio 2016 e i nomi dei finalisti saranno annunciati il 15 ottobre 2016 attraverso il sito web dell’EUIPO e i suoi canali nei media sociali e saranno inseriti nelle pubblicazioni ufficiali dei premi.

I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di Milano, insieme al vincitore del premio alla carriera.

Il marchio Patronimico: Con il caso Fiorucci la Cassazione specifica le regole d’uso del patronimico registrato da terzi come marchio

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La Suprema Corte nella causa che vedeva contrapposte le società titolari di diversi marchi denominativi e/o figurativi contenenti il nome “Fiorucci” e lo stilista Elio Fiorucci con riguardo all’utilizzo del marchio “Love Therapy by Fiorucci Elio con sentenza n. 10826 depositata il 25 maggio 2016, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata dichiarando quanto segue:

Un segno distintivo costituito da un certo nome anagrafico e validamente registrato come marchio denominativo, non può essere di regola adottato, in settori merceologici identici o affini, come marchio (oltre che come denominazione sociale), salvo il suo impiego limitato secondo il principio di correttezza professionale, neppure dalla persona che legittimamente porti quel nome, atteso che il diritto al nome trova, se non una vera e propria elisione, una sicura compressione nell’ambito dell’attività economica e commerciale, ove esso sia divenuto oggetto di registrazione, prima, e di notorietà, poi, ad opera dello stesso creativo che poi l’abbia ceduto ad altri.

L’inserimento, nel marchio, di un patronimico coincidente con il nome della persona che in precedenza l’abbia incluso in un marchio registrato, divenuto celebre, e poi l’abbia ceduto a terzi, non è conforme alla correttezza professionale se non sia giustificato, in una ambito strettamente delimitato, dalla sussistenza di una reale esigenza descrittiva inerente all’attività, ai prodotti o ai servizi offerti dalla persona che ha certo il diritto di svolgere una propria attività economica ed intellettuale o creativa ma senza trasformare la stessa in un’attività parallela a quella per la quale il marchio anteriore sia non solo stato registrato ma abbia anche svolto una rilevante sua funzione distintiva.

Per quanto sopra l’impiego del nome Fiorucci all’interno del marchio LOVE THERAPHY risulterebbe non meramente descrittivo dell’attività svolta e comporterebbe un rischio di agganciamento e di confusione con il marchio della Edwin.

Per quanto sopra, prima di cedere un marchio corrispondente al proprio patronimico, risulta particolarmente importante valutare che in un futuro ci si potrebbe trovare nella situazione di non poter più utilizzare tale patronimico nell’attività d’impresa in particolare se il settore di attività rimane il medesimo.

Chi registra il proprio patronimico come marchio e poi lo cede a terzi infatti può ancora utilizzare il proprio patronimico il relazione alle proprie attività professionali, ma solo in funzione descrittiva e solo a condizione che non si produca un effetto di agganciamento e di confusione.